Disciplina

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  • Ultima modifica dell'articolo:3 Aprile 2026

Mentre camminava sulla passeggiata sul lago diretto verso gli uffici della Guérard, Jaimie ripensava alle parole di suo padre, e i conti cominciavano a tornargli. “La disciplina è come un’intelaiatura che ti serve a costruire quello che vuoi” gli aveva detto “ed è qualcosa che vale sia per gli investimenti che per le altre cose importanti della vita”.

“Le tue escursioni fuori dalla vita guidata dall’intenzione siano brevi e soprattutto consapevoli!” usava aggiungere, con un distacco che lo faceva apparire più come una guida spirituale che un padre. Ma tant’è, ormai aveva imparato a conoscerlo, con i suoi pregi e difetti.

In settimana era stato poco bene, ed era rimasto a casa senza andare a Milano per le lezioni all’Università. Si era già prossimi al fine settimana di Pasqua, ed anche in Bocconi l’atmosfera si era fatta più rilassata.

Per prepararsi alla revisione trimestrale del portafoglio, prevista proprio per quel primo aprile, aveva fatto il log-in alla piattaforma della Guérard, prefigurandosi dei disastri per gli eventi legati alla politica internazionale che stava prendendo una piega decisamente folle e paurosa, con le relative ricadute sui prezzi del petrolio e le attese di inflazione.

Da qualche tempo aveva preso a seguire i titoli dei giornali riguardanti i mercati finanziari, ed aveva visto che l’indice SP500 nell’ultimo mese aveva lasciato sul terreno quasi il 5%. Ragion per cui si sarebbe atteso un drawdown rispetto al milione iniziale, ed invece c’era stato un piccolo ulteriore progresso anche rispetto all’ultimo aggiornamento trimestrale, ad inizio d’anno (di cui avevamo parlato qui).

Legacy Project

In banca, Jaimie era stato accompagnato da una delle due segretarie in tailleur blu in una saletta riunioni del piano terra, piccola e troppo riscaldata. Lui si era alzato per aprire il finestrone a vasistas che dava sul prato del cortile interno, ed in quel momento era entrata l’altra segretaria che gli aveva lasciato sul tavolo acqua e caffè ed una cartellina con il logo della Guérard.

Dopo aver educatamente salutato la ragazza che usciva, Jaimie aveva dato uno sguardo ai fogli di carta da stampa di buona grammatura rilegati con una graffetta dorata. Nella lettera di accompagnamento al report, Hirschman gli dava ancora del “Lei”, con la L maiuscola, e la cosa non lo aveva sorpreso più di tanto.

La lettera aveva per oggetto: “Legacy Project Mr. James A. Leroy – situazione al 1° aprile 2026”, ed iniziava così:

Caro Jaimie,

questa nota ha un duplice scopo. Il primo è spiegarLe, in modo chiaro e ordinato, come sta andando il portafoglio che Suo padre ha deciso di destinarLe. Il secondo è aiutarLa a comprendere la logica che sta dietro alla sua costruzione, perché questo patrimonio non rappresenta soltanto una disponibilità economica: per Lei, come anche per noi di Guérard Italia S.p.A., esso è anche un esercizio di educazione finanziaria, di disciplina e di responsabilità.

Gli era sembrato un tono familiare. Era come se suo padre stesso scrivesse al posto dei banker della Guérard.

Mentre era assorto, la porta dietro di lui si era aperta di nuovo. “Signor Leroy, il Dottor Hirschman si è liberato. L’accompagno nel suo ufficio”.

Educazione finanziaria

Alla vista di Jaimie, Magnus Hirschman si alzò per stringergli la mano e lo invitò a sedersi nel salottino da conversazione al lato della sua scrivania.

L’ufficio del Managing Partner, al piano alto della sede di Como della Guérard, si affacciava sul lago con discrezione ottocentesca. Le finestre e le tende ne lasciavano entrare la luce ed una porzione verdeazzurra, senza l’apertura mozzafiato di certi affacci hi tech che Jaimie aveva visto in Canton Ticino.

“Sono molto contento di vederti, Jaimie” disse il banker senza alcuna apparente traccia di formalismo. “Sono stato uno dei fautori del nostro Legacy Project dedicato alle giovani generazioni, e con te e la tua famiglia è un piacere particolare perché oltre alla visione sulla finanza, ci accomuna un approccio, anzi, direi, una filosofia di vita”.

Dentro di sé Jaimie era combattuto. Da una parte Hirschman gli piaceva, e non gli sembrava falso come tanti dei professionisti che vedeva intorno a suo padre e ai suoi affari. Dall’altra, si chiedeva se non fosse semplicemente più bravo come attore, più immedesimato nella parte.

“Cominciamo da ciò che conta meno, così potremo poi arrivare a ciò che conta davvero” continuò Hirschman. “Alla data del primo aprile 2026, il tuo portafoglio vale poco più di un milione e quattordicimila euro. In termini strettamente numerici, quindi, si trova sopra il valore iniziale, e, su base annualizzata, cresce di un 2% tondo. Anche se, come sai, questo progetto prevede che le fees di gestione del portafoglio, di circa l’1,5% l’anno, vengano caricate sulle gestioni di tuo padre scontate del 30%”.

Hirschman scorse le pagine e mostrò una tabella al suo giovane cliente. “Ecco, vedi: qui c’è la situazione del portafoglio dopo l’ultimo shift che abbiamo operato stamattina, per il quale, come da programma, abbiamo venduto poco meno di 50mila euro di bond governativi a breve ed abbiamo acquistato circa 28.600 euro di MSCI World, 12.900 euro di azionario dividend yield e precisamente 8.173 euro di azionario Value.”

Il partner della Guérard alzò lo sguardo verso il suo giovane interlocutore, e aggiunse: “al prossimo ribilanciamento, ossia tra tre mesi, sposteremo 200 mila euro dai bond a lungo termine a quelli a breve, per stabilizzare la provvista per il prossimo periodo annuale di shift sull’equity. Ci sono domande?”

“Ci ha detto sfiga”

Jaimie aveva dato una scorsa allo schema di allocazione del portafoglio e l’indice gli era rimasto fermo su quel +7,1% dell’ETF World Value Factor. “Qui ci ha detto sfiga, però: questo ETF ha performato meglio di tutti gli altri, ed è quello su cui abbiamo, paradossalmente, allocato meno capitale.”

Hirschman si alzò e prese il suo iPad dalla scrivania. Picchiettò un po’ sullo schermo, poi mostrò una chart al suo giovane cliente. “L’anno scorso, di questi tempi, avevamo a che fare con il cosiddetto Liberation Day di Trump: il giorno in cui il Presidente americano decise di rimangiarsi il patto di lungo termine della globalizzazione, l’accordo implicito a livello internazionale che, dal dopoguerra ad oggi, guidava le scelte di finanza globale: gli USA percepiscono il privilegio esorbitante di vedere le transazioni globali regolate nella loro valuta, e in cambio si impegnano a rispettare la libertà dei commerci. Da quel giorno, quel paradigma non è più tanto valido, anche se non ne abbiamo ancora uno che lo sostituisca, e forse, anzi probabilmente, non ce lo avremo per molto tempo ancora. Insieme al rischio insito nel fattore Magnificent 7 molto presente nell’S&P500, questa incertezza ha fatto si che il mercato si spostasse verso i titoli con un orientamento più value, ossia con buoni bilanci e valutazioni ragionevoli.”

Jaimie lo seguiva attentamente, e così lui poté proseguire: “tutto questo non potevamo saperlo in anticipo, né era un nostro problema quando abbiamo, grazie alla generosità e all’intelligenza di tuo padre nei tuoi confronti, avviato questo progetto. Avevamo solo in mente una visione di lungo termine dei mercati finanziari, e su quella base abbiamo deciso il piano di allocazione. Che resta quello, anche in questo ambito di Terza Guerra Mondiale a pezzi, per citare l’espressione del compianto Papa Francesco.”

“Siamo minoranze”

Jaimie notò che, proprio in concomitanza con l’inizio del 2026, l’ETF Value Factor globale aveva iniziato a sovraperformare rispetto all’S&P500 che invece si era mosso in laterale dall’ottobre del 2025 per poi prendere una direzione negativa piuttosto marcata da inizio marzo.

“Ti dicevo prima, caro Jaimie, che con tuo padre condivido una visione della vita, prima ancora che degli interessi d’affari. La vostra famiglia ha radici ugonotte, la mia è di origine ebraica mitteleuropea: siamo entrambi minoranze” si lasciò andare ad un accenno di sorriso benevolo, Magnus Hirschman. “In tanti credono che investire significhi anzitutto guadagnare. È vero solo in parte. Prima di guadagnare, bisogna imparare a non compromettere. Prima di crescere, bisogna imparare a mantenere. Prima di cercare rendimenti superiori, bisogna costruire un rapporto sano con il rischio, con il tempo, con l’attesa. Tuo padre, nel modo severo e insieme lungimirante che gli è proprio, non ti ha affidato semplicemente un piccolo capitale. Ti ha messo in una scuola di vita. Che tu lo voglia o meno.”

Jaimie abbassò un attimo lo sguardo, mentre rifletteva dentro di sé. Girava con un vecchio scooter, la sua auto era una banale Golf depotenziata per neopatentati, e a Milano ci andava in treno; ma capiva di essere un privilegiato e di doverne sostenere onori e oneri.

“Vieni avvicinati” disse Hirschman mentre armeggiava di nuovo sul suo iPad. Ti faccio vedere un grafico importante, forse il più importante di tutti per chi vuole investire sul lungo termine”. Hirschman aprì una nuova finestra presa da una cartella sul desk chiamata Investitore Intelligente.

“In blu, c’è l’indice azionario USA, che potremmo con una certa approssimazione prendere come proxy dei mercati azionari globali. In rosso, l’indice obbligazionario dei titoli di stato, sempre USA: in fondo sono il mercato più profondo, e quello che fa da benchmark per tutti gli altri. La linea verde rappresenta il prezzo dell’oro, di cui vediamo chiaramente il balzo in alto successivo al 1971, quando vi fu il Crollo di Bretton Woods. Ebbene, se prendiamo i dati di questa tabella, possiamo facilmente calcolare che su basi statistiche secolari, l’equity cresce in media del 9% l’anno, ed il comparto obbligazionario del 4%. Altra faccenda riguarda l’oro, che è rimasto ancorato alle fasi del gold standard fino al 1971, e poi ha fatto uno sprint importante crescendo, da quel periodo fino ad oggi, dell’8,6% l’anno.”

Con l’indice, Hirschman fece degli sbreghi digitali sul touchscreen: “vedi, Jaimie: queste sono le grandi crisi. Prendiamo ad esempio la Grande Crisi del ’29: chi avesse investito a settembre di quell’anno, avrebbe dovuto attendere per 13 anni, fino al 1942, per vedere l’indice tornare dov’era all’inizio del suo percorso di investimento. In seguito, sia lo shock energetico che ha provocato la stagflazione degli anni ’70, sia la Crisi del 2008, sono stati fenomeni più contenuti nel tempo: le banche centrali sono intervenute ed hanno tirato su i mercati a botte di liquidità, se mi consenti la semplificazione…”

“Per questo facciamo gli ingressi sull’equity in un periodo di cinque anni” disse Jaimie, cercando di nascondere l’eureka-moment.

“Si. E per questo stiamo costruendo un portafoglio full-equity, basato sull’azionario globale” rispose Hirschman. Sei giovane abbastanza, e sei ricco abbastanza, per pensare di tenertelo poi lì a vita, come un piedino sempre poggiato sul grande skateboard dell’economia globale. E, magari, di lasciarlo a tuo figlio, con un ulteriore progetto Legacy che potremmo affrontare a tempo debito, qui da me in ufficio…” concluse sorridendo il Managing Partner della Guérard Italia S.p.A., ufficio di Como.