Jaimie era tornato a Como da ormai tre settimane, ma gli stravolgimenti del semestre passato negli Stati Uniti ancora gli creavano come delle distorsioni sulle modalità di approccio alla realtà.
Se faceva il paragone con l’estate dell’anno precedente, l’effetto era quello di una specie di Sbam! che lo aveva catapultato in un altro mondo, più vasto, pieno di potenzialità, ma più dispersivo e inquietante. Però i suoi impegni lo avevano costretto a rifocalizzarsi. Oltre all’università che ricominciava, aveva dovuto riguardarsi il suo portafoglio e prepararsi all’incontro con Magnus Hirschman che questa volta, gli aveva detto suo padre, aveva espressamente chiesto di incontrarlo di persona.
Aveva deciso di scendere in centro a piedi ed ora, mentre percorreva la passeggiata del lungolago, ripassava mentalmente il brief macro che si era studiato quella mattina. I concetti principali erano, in sostanza, non più di tre:
– l’inflazione, guidata dai vari shock geopolitici, aveva lasciato il sentiero di riavvicinamento verso il target del 2%, e questo fatto aveva costretto la BCE, ma anche la Fed di là dall’Oceano, a ritoccare al rialzo i tassi;
– i mercati obbligazionari avevano vissuto un trimestre difficile, con il rialzo dei rendimenti (e le conseguenti perdite di valore dei titoli) trainato dalla stessa inflazione, dai timori geopolitici ed energetici e da quelli, forse ancora più seri dal punto di vista economico e finanziario, sulla tenuta del debito USA;
– l’azionario, nonostante tutto, resisteva con un’ostinazione quasi irritante. Gli indici globali erano ancora vicini ai massimi e in rialzo da inizio anno, sostenuti soprattutto dalla crescita degli utili e dall’ormai “solito” tema AI.

Lo stato dell’AI
La segretaria che l’aveva prelevato al desk e scortato nell’ufficio di Hirschman era meglio di quella dell’altra volta, e gli aveva sorriso con una spontaneità del tutto fuori luogo per quel tipo di ambiente.
Anche Magnus Hirschman gli era apparso meno formale. Come se il grado di distanza tra di loro si fosse accorciato di un gradino.
“Caro Jaimie, come immagini abbiamo gente qui dentro che continua a preparare dei brief sul tema dell’AI. Ma tu che ci hai lavorato direttamente, in quel mondo, che cosa mi puoi dire che noi magari non sappiamo?”
Era una manifestazione di stima ed un guanto di sfida allo stesso tempo. Jaimie ci aveva pensato un attimo. Ed aveva deciso di volare basso: “in realtà Ravenrock AI, la società in cui ho fatto l’internship, si occupa di un segmento molto verticalizzato e specifico dell’AI, quello legato all’investment banking e, più di recente, alla consulenza sui patrimoni. Quello che so con certezza, è che stanno passando dal segmento specifico del M&A e della gestione delle due diligence, ad un ambito finanziario più ampio. E so anche che continuano ad arrivargli tanti soldi, ma non dai clienti. Gli arrivano dagli investitori, sia in forma di aumento di capitale che di prestiti”.
“Ma sviluppano tecnologia?”
“A ben vedere, di tecnologia proprietaria legata all’AI ce n’è poca. Ravenrock utilizza prevalentemente modelli come ChatGPT, Claude, Gemini… e usa anche i modelli cinesi tipo Qwen e DeepSeek, anche se solo nei test interni. Quello che stanno cercando di fare va in due direzioni: definire in maniera precisa i vari task, e instradare i task verso il modello che li esegue in maniera più efficace ed economica. L’altra cosa che fanno è il test dei risultati: avendo a che fare con la finanza, tutto deve essere affidabile al 100% e al decimale ennesimo. E conta molto anche l’aspetto regolamentare”.
Hirschman lo guardava attento, e Jaimie ebbe la sensazione che stesse cercando di limitare i feedback non verbali. Si versò un sorso d’acqua dalla piccola bottiglia di vetro e poi chiese: “Che ne sarà di questa tanto declamata AGI, l’intelligenza artificiale generale, che potrà essere meglio di qualunque specialista in qualunque materia dello scibile umano? La vedremo a breve?”
“Questo non so dirlo. E, ad essere sincero, non ho mai sentito parlare di AGI durante il mio periodo da Ravenrock. Ovviamente non ho alcuna esperienza di altre società di software, ma per quello che ho visto, l’AI mi è sembrata molto… una cosa normale, una semplice nuova tecnologia basata sul linguaggio naturale che, se incanalata dentro processi ben definiti, fonti dati verificate, etc, riesce a fare molto lavoro molto più velocemente”.
Stette per un attimo in silenzio, Jaimie, poi decise di far valere la sua superiorità su quello specifico tema: “da quello che ho capito, la vera sfida è un’altra, riguarda la piattaforma tecnologica”.
“Cioè, vuoi dire l’hardware sui cui girano i modelli?”
“Si, ma non solo. Si tratta di tutto il sistema: i chip di Nvidia, ad esempio, oppure le schede di memoria, i sistemi di raffreddamento e l’architettura dei data center… ma anche l’uso efficiente dell’energia elettrica conta, e molto. Dalle mie ore passate a San Jose ne ho tratto la conclusione che vince chi riesce a trasformare elettricità in risposte affidabili al costo più basso possibile. L’affidabilità delle risposte fa la differenza tra il giocare con un bot sul telefono e analizzare a scopo professionale una società del settore farmaceutico o un portafoglio di crediti.”
Lo sleeve equity
La conversazione sull’AI andò ancora avanti per un poco. Hirschman, da uomo intelligente qual’è, ne trasse la conclusione che stare dentro alle cose vale molto di più di tanto leggerci intorno, per qualificato che sia.
“Veniamo ora alle cose facili” disse Hirschman, avendo concluso che non aveva molte altre informazioni utili da estrarre da Jaimie senza scoprire troppo i suoi dubbi sul tema. “Come vedi, abbiamo avuto un trimestre di ulteriore crescita dell’azionario ed in particolare, ed è questa la notizia più interessante, abbiamo visto l’ETF “value” crescere ben del 50% da inizio anno. Come sai, in questo ETF ci sono anche tante tra le aziende con le valutazioni più conservative, titoli come General Motors e Toyota, nell’automotive; Verizon, nella telefonia e nelle reti, o Pfizer, nel farmaceutico… titoli che ai miei tempi davano il tono a tutto il mercato, ma che oggi sono una specie di sottofondo allo scenario legato all’AI di cui abbiamo appena parlato.”
“Sembra però che gli investitori tornino a considerarli per via delle incertezze legate alle valutazioni stratosferiche dell’AI…”
“Che è un pò il motivo per cui sono lì nel tuo portafoglio a fare il loro mestiere.” Concluse Hirschman.


La parte obbligazionaria
“Un momento di crisi lo stiamo vivendo nell’obbligazionario” fece poi notare Hirschman “e, come ben sai, questo dipende dalle dinamiche di inflazione che stanno portando ai rialzi dei tassi un pò dovunque… e come vedi, le scadenze più lunghe, quelle per cui il creditore è esposto per più tempo, soffrono di più.”
Jaimie si tirò fuori il telefono dalla giacca e riprese la schermata che aveva guardato poco prima su Tradingeconomics. “Certo le notizie di stamattina non sono rassicuranti” disse poi “sembra che il mercato stia mollando le obbligazioni un pò dovunque, e la cosa è particolarmente preoccupante per gli USA.”
Su questo ambito Hirschman si sentiva a casa sua. “Non ti preoccupare, Jaimie. Il mondo non finisce nel 2026 e nemmeno nel 2027. I mercati sono in realtà preoccupati per una notizia che ha un suo risvolto positivo, ossia che le banche centrali non riescono, pur rialzando i tassi e mostrando un’attitudine restrittiva, a uccidere la crescita economica che, in questo momento, viene vista dall’obbligazionario come foriera di ulteriore inflazione e quindi di ulteriore deprezzamento del valore reale dei flussi di cassa derivanti dai titoli. Guardando più avanti, però, almeno a livello strategico, qualche dubbio viene… ma questo è, davvero, il tema del secolo, forse anche più importante dell’AI: la tenuta del debito USA e per questa via del dollaro come valuta di riferimento.”
Hirschman si voltò un attimo a guardare fuori, verso la Svizzera, e poi si rivolse di nuovo a Jaimie con uno sguardo profondo. “Poco prima che nascessi tu, puoi andare a leggere su Wikipedia, ci fu un segretario di Stato americano, tale Donald Rumsfeld, che segmentò la percezione in vari livelli di conoscenza. Il debito pubblico americano e la tenuta del dollaro sono, per dirla con questo signore, dei known unknowns… e, con l’attuale presidente americano, che un giorno decide di cambiare le tariffe degli scambi mondiali, l’altro minaccia di invadere un paese alleato, e poi quello successivo manda il suo agente immobiliare a cercare di sciogliere il tema diplomatico più scottante degli ultimi 50 anni, direi, il livello di caos sembra solo crescere. Per cui, l’unica cosa che noi possiamo fare, per non beccarci l’inflazione, è diversificare. E, per te che sei giovane, che hai tempo davanti, e che hai risorse per far fronte alle tue esigenze di vita, puntare sull’azionario. Che è poi l’unico vero hedge anti-inflazione, sul lungo termine.”

Il ribilanciamento
Procedendo come da programma, Jaimie diede l’OK per il ribilanciamento e l’ulteriore step di ingresso mediato sull’azionario. La tranche dedicata all’azionario continuava a crescere. Per il momento, evitando di mettere lì tutto subito, si era “giocato” tanto incremento di valore. Più che ansioso, a questo punto, era diventato curioso su quello che sarebbe stato il futuro del suo primo portafoglio.


Small talk
Hirschman lo aveva accompagnato giù, e poi si era intrattenuto con lui un attimo nel giardinetto antistante.
“Mi hai detto tuo padre che sei diventato amico dei Bancroft, a New York.”
“Beh si, in un certo senso. A fare l’intern da Ravenrock c’era Nick Bancroft. Poi lui mi ha invitato per il mese di agosto nella loro grande casa a Sagaponack. C’era anche sua sorella Grace.”
“I figli di Charles Bancroft, giusto? E lui lo hai incontrato?”
“E’ venuto solo una volta, per un fine settimana iniziato il sabato pomeriggio, con la sua nuova compagna. La casa per il resto è stata quasi sempre vuota, a parte la coppia di indiani che la gestisce. Quella sera abbiamo mangiato tutti insieme sul giardino davanti all’oceano.”
“E cosa ti ha detto?”
“Mi ha chiesto se erano loro la banca della nostra famgilia qui in Europa” disse Jaimie, con un sorriso divertito. “Io gli ho detto che siamo da generazioni con Guérard per le nostre cose.”
“E lui cosa ha detto?” chiese Hirschman, incuriosito.
“I know of them” ha detto. E poi è passato oltre.

