A nord dell’Inghilterra, una potenza marittima e imperiale di grandi ricchezze costruite su commerci, navigazioni e frequentazioni di corte; la Scozia è una terra di panorami vasti e di desolata bellezza abitati da genti fiere, forti e frugali. Gli scozzesi hanno una cultura celtica mai latinizzata, a differenza dei loro cugini di Londinium, città opulenta fondata, come Roma, alla foce di un grande fiume; e questo ancora oggi li differenzia dagli inglesi definendoli come una nazione distinta.
Costituito nel 1815 a Edinburgo da un gruppo di gentiluomini per provvedere alle necessità delle vedove, sorelle e orfani dei soldati scozzesi vittime delle guerre napoleoniche, lo Scottish Widows Fund è diventato negli anni sinonimo di prudenza, protezione e pianificazione intergenerazionale della ricchezza. Tra i momenti chiave della storia del Fondo, sul sito troverete menzione dell’acquisto di un immobile di proprietà nel 1821 (“dopo che diventammo abbastanza forti”) e delle sottoscrizioni per gli eredi di due policy holders vittime dell’affondamento dell’ – apprezzate l’amara ironia, 115 anni dopo – inaffondabile Titanic.
Ipo? No, thanks
Ebbi modo di seguire dei professionisti di Scottish Widows all’opera nel 2007, quando mi occupai della quotazione di un cantiere navale che produceva yachts. Dopo una rapida occhiata alla documentazione, questi saggi scozzesi salutarono la brigata con un cortese “no, thanks, it’s not for us”, probabilmente spaventati dalla valorizzazione per amatori e magari anche disorientati di fronte ad un business tipicamente italiano che produceva il superfluo di extralusso per chi aveva il troppo e lo stroppio.
Qualcuno all’interno del gruppo di lavoro disse che l’atteggiamento di Scottish Widows non era un buon segno, ed in retrospettiva devo dire che si trattò di un’osservazione corretta. Le “Vedove Scozzesi” non hanno la reputazione di essere un leader nella lista globale degli asset managers: con circa 200 miliardi di sterline in gestione, sono un player importante in UK, ma praticamente spariscono nella ranking list globale, il cui capolista è BlackRock con i suoi oltre 10 trilioni di dollari di AuM (Assets under Management). Quello per cui le Vedove sono famose, appresi, è la qualità delle posizioni che sottoscrivono, tanto che la loro partecipazione è ricercata e vengono invitate alle emissioni anche perché una loro sottoscrizione appare agli altri investitori come una specie di bollino di garanzia.
Stabilità e conservazione
L’approccio agli investimenti di Scottish Widows è molto disciplinato: con un’ottica di lungo termine e di diversificazione selettiva, bilanciano rischio e rendimento sulle varie classi di attività dando la priorità alla preservazione del capitale e alla stabilità finanziaria (qualità) degli assets.
Ad esempio, per quanto riguarda i loro investimenti in equity (azioni di aziende), tendono a privilegiare titoli a grande capitalizzazione, con un discreto e sostenibile rendimento in termini di dividendi, e in settori a basso “Beta” (volatilità dei rendimenti pari o inferiore a quella del mercato).
Nei titoli a reddito fisso, SW privilegia obbligazioni sovrane e corporate di qualità, per migliorare il profilo di rischio dei portafogli e per generare redditi su base continuativa. Nella ricerca di rendimenti più elevati, tende a non andare oltre una selezionata e diversificata esposizione alle materie prime, alle infrastrutture ed ai mercati emergenti.
A livello geografico, tendono a privilegiare UK, Europa e Stati Uniti, dove hanno – com’è ovvio per un player di questa dimensione – investito anche nel Nasdaq, il mercato dei titoli tech. Da segnalare, però, che di recente hanno ridotto la posizione nei titoli più sopravvalutati, tipo i Magnificent 7, un chiaro segnale di concretezza e di fiducia nei propri principi (e mandati fiduciari).
Quando le Vedove si prendono dei rischi, per converso, ci tengono a chiarire che sanno quello che fanno: il loro portafoglio quasi full-equity, infatti, si chiama Adventurous, ed è destinato a “chi è preparato a prendersi rischi maggiori in cambio della prospettiva di una performance più alta sul lungo termine”. In questo caso, la mitigazione del rischio riposa su un’ampia diversificazione, su partecipazioni acquisite tramite ETF e sull’assenza di qualsiasi cosa più esotica del Giappone.

Un esempio di qualità
Scottish Widows non è un gigante globale degli investimenti, ma è rispettata per la qualità delle sue scelte. Questo riflette una lezione chiave per l’investitore medio: non è necessario possedere un portafoglio gigantesco per ottenere buoni risultati, ma piuttosto saper scegliere asset solidi e sostenibili nel tempo.
L’altra cosa bella di questo grande supermercato che è il mondo della finanza è che – per quanto possibile per le cose umane – c’è trasparenza: chiunque di noi può mettersi a studiare cosa hanno fatto le Vedove per avere successo sui mercati da 200 anni e replicare, con metodo e disciplina, la loro strategia. Una lezione importante, nonostante l’uscita dai titoli palesemente più sopravvalutati, è che della gente molto con i piedi per terra come i gestori delle Vedove Scozzesi sia ancora sul mercato, nonostante le valutazioni e i rischi finanziari e geopolitici del periodo. A testimonianza del fatto che la sfera di cristallo non ce l’ha nessuno e che un altro grande rischio è non investire.

