Tempo fa ho avuto modo di incontrare il sindaco di uno dei comuni della mia zona. Da buon politico, dopo avermi fatto una serie di domande su chi sono, di chi sono figlio, e da quale contesto territoriale viene la mia famiglia, questo simpatico e sano settantenne ex-comunista (orgoglioso del suo bel maglione rosso) si è lamentato dell’assetto demografico della cittadina che amministra: “ogni anno registriamo 100 morti e a fatica 50 nati.” Affrontando un’altra verità dell’attuale situazione demografica dei paesi avanzati, il Sindaco ha aggiunto: “… e di quei 50 nati, la maggior parte sono immigrati.”
Il Financial Times del 6 marzo scorso, nella sua pagina centrale, parlava proprio di “Cinque modi in cui la demografia sta trasformando l’economia mondiale”. I trend demografici in atto riguardano oltre alla mortalità e all’immigrazione, anche tendenze quali l’allungamento della vita attiva e lo stress sui sistemi pensionistici e di welfare.
Siamo di fronte ad una forza lenta, quasi geologica, che sta già modificando il profilo economico dei paesi sviluppati: meno nascite, più anziani, meno lavoratori in età centrale, più pressione su welfare, sanità e produttività. In molti paesi ricchi la popolazione in età lavorativa è già in calo; al tempo stesso aumenta la longevità e cresce il rapporto di dipendenza degli over 65, ossia l’indicatore di quante persone di età superiore ai 65 anni sono “mantenute” da ogni 100 impiegati regolari.
Se guardiamo al nostro Paese, siamo proprio oggi al punto di flesso di un drammatico aumento del rapporto di dipendenza. Ed in questo indicatore, insieme al Giappone, siamo in testa alle classifiche mondiali.
Se nel 2000 c’erano 26 pensionati ogni 100 lavoratori, oggi ce ne sono 40. Tra 20 anni ce ne saranno oltre 68.
E qui non si tratta di vaghe ipotesi che possiamo fare per, ad esempio, il valore delle azioni Nvidia tra 10 anni. Qui stiamo parlando di un dato certo, che stravolgerà le nostre economie, e che deriva da tendenze che non possono essere invertite, né con delle pur lodevoli politiche per la famiglia, né con la sostituzione fornita dall’immigrazione. Un rapido calcolo ci dice che, per contenere il tasso di dipendenza a 50 pensionati per ogni 100 lavoratori, ci vorrebbero circa 9 milioni di nuovi occupati nei prossimi 15 anni, che molto difficilmente arriveranno dall’immigrazione dato il mismatch tra qualifiche richieste e livello di preparazione degli immigrati.
Fame di crescita
La formuletta-base della crescita economica si riduce a due fattori:
1) il tasso di crescita della popolazione occupata, e
2) la crescita della produttività.
Storicamente, la produttività ha aggiunto circa un punto percentuale alla crescita annua. Oggi la produttività continua a “produrre” crescita, ma le economie occidentali crescono poco a causa del calo demografico.
Per decenni abbiamo beneficiato di una dinamica demografica favorevole: più popolazione attiva, più famiglie in formazione, più domanda di case, più consumi legati all’età centrale della vita (educazione, alimentazione, mobili, auto, servizi, cultura, sport). Quando la base della piramide si restringe, questo schema perde forza.
Il primo effetto è piuttosto intuitivo: si riduce la spinta strutturale alla nuova domanda abitativa. Meno giovani famiglie determinano meno “housing starts” come motore di crescita. Non vuol dire che il settore immobiliare sia destinato a crollare ovunque, ma che diventa più selettivo, più dipendente dalla qualità della location e meno sostenuto dalla semplice dinamica demografica.
Il secondo effetto riguarda la composizione della domanda. In una società più anziana si consuma meno in alcune categorie tipiche della famiglia giovane, mentre cresce il peso di salute, assistenza, diagnostica, farmaci, mobilità protetta, riabilitazione e supporto alla non autosufficienza. Una quota crescente del PIL tende così a spostarsi verso quella che potremmo chiamare la maintenance economy dell’età avanzata.
Il terzo effetto è probabilmente il più importante per chi investe: con meno lavoratori disponibili, la crescita dipende sempre di più dalla produttività. E di crescita c’è comunque bisogno per sostenere i debiti pubblici e i crescenti oneri di dipendenza demografica: quei 40 pensionati che sono destinati a diventare 70 ogni 100 lavoratori.
Se la forza lavoro non cresce, il PIL può avanzare soprattutto grazie a tre leve: maggiore partecipazione degli over 60, recupero di categorie oggi sottoutilizzate e più automazione, AI e capitale produttivo. In altri termini: meno lavo, più efficienza.
Meet Genie
Di recente Cera Care, una società inglese specializzata nei servizi di assistenza domiciliare per gli anziani e le persone non autosufficienti, ha presentato un robot semi-antropomorfo basato su un sistema proprietario di AI che ha lo scopo di migliorare il livello di qualità della vita e di compliance alle terapie di anziani e pazienti in terapia domiciliare.
Il simpatico robottino Genie, infatti, non si limita a ricordare al suo “assistito” di prendere le pillole o di fare la sua passeggiata quotidiana (o altri esercizi se, ad esempio, fuori piove o fa troppo freddo); ma offre un sistema interattivo di triage e di vera e propria “compagnia” che può coinvolgere il paziente in giochi di abilità mentale, conversazione o – quando necessario – avviare una videochiamata con delle nurse in carne ed ossa.
Un investimento in Cera Care rientra quindi perfettamente nel tema della c.d. Silver Economy: una serie di aziende dedicate all’assistenza domiciliare, long-term care, telemedicina, software di coordinamento della cura, robotica di supporto, servizi per famiglie e caregiver. Non si tratta più di nicchie marginali, ma di segmenti destinati a diventare sempre più centrali in economie dove gli anziani aumentano e la gestione della fragilità deve diventare più efficiente.
Per gli anziani che stanno ancora in una fase pienamente attiva, invece, c’è il filone dell’Healthy Aging: non solo cura della malattia, ma mantenimento della persona in buona salute e in condizioni funzionali ottimali il più a lungo possibile. Diagnostica precoce, dispositivi medici, ortopedia, riabilitazione, farmaci per la cronicità, nutrizione specialistica, hearing care e vision care rientrano tutti in questa logica. Se una società ha bisogno che le persone restino autonome e attive più a lungo, inevitabilmente spenderà di più in tutto ciò che lo rende possibile. In Italia un titolo che appartiene a questo segmento è Amplifon.
Il terzo filone, forse il più sottovalutato, è la produttività del lavoratore anziano. Se la vita lavorativa si allunga, servono ambienti e strumenti adatti a una forza lavoro più matura: ergonomia, automazione collaborativa, software più intuitivi, tecnologie per ridurre lo sforzo fisico, medical tech per prevenire infortuni. In sostanza, non basta dire alle persone di lavorare più a lungo: bisogna metterle nelle condizioni di farlo bene.
Sempre della stessa famiglia di Genie, infine, e guidato anch’esso dalla “tettonica demografica”, c’è il tema dell’automazione come risposta alla scarsità di lavoro. Quando i giovani diminuiscono e la base occupazionale si restringe, aumenta il valore di robotica, AI, software industriale, sensoristica, automazione logistica e sanitaria. Non è un trend separato dalla demografia: è una sua conseguenza diretta. Meno abbondanza di lavoro umano significa più domanda di capitale tecnico e tecnologie che aumentano l’output per addetto.
Silver investments
Come abbiamo visto, la “longevity economy” non si lascia catturare perfettamente da un singolo tema: le dinamiche sono ampie. Dentro il macro-tema ci stanno almeno quattro sotto-filoni: la popolazione anziana in sé, la sanità in senso lato, la digitalizzazione della cura e infine l’automazione come risposta alla scarsità di lavoro.
Se si vuole investire nel tema nella sua forma più pura, il riferimento più naturale è l’iShares Ageing Population UCITS ETF. Questo ETF replica un indice globale di società che forniscono prodotti e servizi alla popolazione anziana. In altre parole, è il veicolo più vicino, ampio e in formato UCITS, all’idea di “investire in longevità”.
Con un TER più che accettabile per un tematico del 0,4%, l’iShares Ageing Population è parecchio diversificato: contiene infatti ben 340 partecipazioni che vanno dalle grandi aziende del settore farmaceutico a delle partecipazioni ad elevata “opzionalità reale” come Ocugen, una biotech americana che si occupa di terapie genetiche per le malattie invalidanti della vista, senza tralasciare un produttore di motoscafi da pesca, un item particolarmente ambito per i neopensionati a stelle e strisce.
Se invece l’obiettivo è intercettare la parte più stabile e strutturale del trend — cioè l’aumento della domanda di salute, farmaci, dispositivi, diagnostica e servizi sanitari — allora gli ETF più solidi da guardare sono quelli sul settore healthcare globale. Si tratta qui di un ambito più specialistico e meno diversificato, ed alcuni prodotti del segmento sono:
Xtrackers MSCI World Health Care UCITS ETF 1C, che replica l’MSCI World Health Care ed è oggi uno dei prodotti più grandi su questo segmento, con oltre 3 miliardi di euro di masse, TER dello 0,25% e replica fisica.
iShares MSCI World Health Care Sector Advanced UCITS ETF, anch’esso molto competitivo per costo, con TER dello 0,18% e masse superiori a 500 milioni di euro.
Amundi MSCI World Health Care UCITS ETF, altra opzione semplice per chi vuole un’esposizione globale alla sanità, con TER dello 0,30%.
Se vogliamo invece dare un’espressione finanziaria al settore del robottino Genie, ossia della teleassistenza, dei software di coordinamento della cura, del monitoraggio remoto e della medicina a distanza, o della robotica medicale e dell’ingegneria bionica, allora si potrebbe dare un occhio a:
Global X Telemedicine & Digital Health UCITS ETF, un piccolo ETF con masse da appena 5 milioni di euro che replica un indice globale di società attive nella telemedicina e nella salute digitale. Il TER è pari allo 0,68% annuo.
VanEck Medical Robotics and Bionic Engineering UCITS ETF. L’ETF è stato lanciato nel dicembre 2022, ha un TER dello 0,55% ed è costruito attorno al tema della robotica medicale e dell’ingegneria bionica. Ad oggi, però, resta anche questo un ETF molto piccolo, con masse nell’ordine di circa 10 milioni di euro: un dato che non lo squalifica, ma che invita a considerarlo con prudenza operativa.
Il Grande Freddo
Siccome sono un sostenitore attivo delle tematiche della longevità, continuo imperterrito a praticare sport. Che tra l’altro è una cosa che mi diverte. Data però l’età non più verdissima, mi ritrovo spesso con contratture, doloretti articolari se non veri e propri traumi muscolari.
Con un mio amico di disavventure ciclistiche, velistiche, di mare, di montagna etc; di recente abbiamo scoperto i benefici della crioterapia. Si tratta di brevi (3-5 min) sessioni di esposizione corporea al freddo intenso (tra -85°C e -100°C) che consentono di ridurre le infiammazioni che sono la causa dei vari dolori e rigidità muscolari ed articolari. Una mano santa, si dice in Abruzzo.
La Società che ha aperto questo business in Italia si chiama The Longevity Suite, ed ha di recente ricevuto un aumento di capitale da Azimut Libera Impresa, un gestore di FIA (Fondi di Investimento Alternativi), che sono degli strumenti di investimento in piccole iniziative imprenditoriali ad elevato potenziale di crescita, elevato rischio e bassa liquidità, e per queste ragioni sono riservati a investitori professionali o non-professionali ma esperti, e c.d. “High Net Worth”.
Sono mercati ancora di nicchia, ma la tendenza è chiara: insieme all’incremento della vita media, come abbiamo visto, ci deve essere un incremento della vita lavorativa attiva. E affinché questo avvenga, bisogna mantenersi in buona salute fisica e mentale, e le due cose vanno a braccetto.
Quando faccio la criosauna, alla ragazza che gestisce l’impianto chiedo sempre di mettermi Viva la vida dei Coldplay, tanto per restare in tema di basse temperature. Lei ride, ed io penso che bisogna fare di necessità, virtù.

